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Glossario di nutrizione
40 termini della nutrizione clinica, sportiva e metabolica — spiegati con definizioni chiare e basate su evidenze scientifiche. A cura del Dr. Roberto Uliano, biologo nutrizionista.
Macronutrienti
- Proteine
- Macronutrienti composti da aminoacidi, essenziali per struttura, enzimi e ormoni.
- Le proteine sono catene di aminoacidi con funzione strutturale (muscoli, pelle, capelli), enzimatica e ormonale. Il fabbisogno adulto va da 0,8 g/kg (sedentari) a 2,2 g/kg (sportivi di forza). Fonti di alto valore biologico: uova, latticini, pesce, carne. Fonti vegetali: legumi, cereali, soia. Distribuire l'apporto in 3-4 pasti da 25-40 g massimizza la sintesi proteica muscolare.
- Carboidrati
- Fonte energetica primaria del corpo, presenti come zuccheri semplici, amidi e fibre.
- I carboidrati forniscono 4 kcal/g e sono la principale fonte energetica per cervello, globuli rossi e attività fisica intensa. Si dividono in semplici (zuccheri) e complessi (amidi). Un adulto attivo assume 3-6 g/kg/die; uno sportivo di endurance fino a 8-10 g/kg. Le fibre, pur essendo carboidrati, non forniscono energia utilizzabile ma sono cruciali per microbiota e sazietà.
- Grassi (lipidi)
- Macronutrienti energetici (9 kcal/g), essenziali per ormoni, cervello e assorbimento vitamine liposolubili.
- I lipidi si dividono in saturi, mono e polinsaturi. Gli acidi grassi essenziali (omega-3 e omega-6) devono essere introdotti con la dieta. L'apporto minimo raccomandato è 20-25% delle calorie totali. Fonti buone: olio EVO, pesce, frutta secca, avocado. Limitare grassi trans (idrogenati) e ridurre saturi in presenza di ipercolesterolemia LDL.
- Fibre alimentari
- Carboidrati non digeribili con effetti su sazietà, glicemia e microbiota.
- Le fibre solubili (avena, legumi, mele, psillio) formano gel intestinali, riducono colesterolo LDL e rallentano l'assorbimento glucidico. Le insolubili (crusca, verdura, cereali integrali) aumentano il volume fecale e regolano il transito. Fabbisogno: 25-30 g/die per l'adulto. Un'assunzione inferiore a 15 g è associata ad aumento del rischio cardiovascolare e di cancro colorettale.
- Aminoacidi essenziali (EAA)
- 9 aminoacidi che l'organismo non può sintetizzare e vanno introdotti con la dieta.
- Sono: leucina, isoleucina, valina, lisina, metionina, fenilalanina, treonina, triptofano, istidina. La leucina è il principale trigger della sintesi proteica muscolare (mTOR). Una soglia di 2,5-3 g di leucina per pasto ottimizza la MPS. Le proteine animali coprono tutti gli EAA in un'unica fonte; le vegetali richiedono combinazione (legumi + cereali).
- Leucina
- Aminoacido essenziale a catena ramificata, chiave nella sintesi proteica.
- La leucina attiva mTOR e stimola la sintesi proteica muscolare. È presente in whey (10-12%), uova, carne, pesce, soia. Il fabbisogno per pasto ottimale è 2,5-3 g, corrispondenti a circa 25-30 g di proteine di alta qualità.
Micronutrienti
- Omega-3
- Acidi grassi polinsaturi essenziali (ALA, EPA, DHA) con effetti cardiovascolari e antinfiammatori.
- EPA e DHA (marini) sono i più bioattivi. L'ALA (vegetale) ha conversione limitata (5-10%). EFSA raccomanda 250 mg/die di EPA+DHA. Fonti: pesce grasso (salmone, sardine, sgombro), olio di alghe (vegan), semi di lino/chia (ALA). Riducono trigliceridi, pressione arteriosa e infiammazione sistemica.
- Vitamina D
- Pro-ormone liposolubile, essenziale per salute ossea, immunità e funzione muscolare.
- Sintetizzata dalla pelle per esposizione UVB o assunta con dieta (pesce grasso, tuorlo, funghi UV). Marker: 25-OH-D sierica. Soglie SIOMMMS: > 30 ng/mL sufficienza. In Italia il 60% della popolazione è insufficiente. Integrazione tipica: 1.000-2.000 UI/die di colecalciferolo (D3) con un pasto grasso.
- Vitamina B12 (cobalamina)
- Vitamina idrosolubile essenziale per sistema nervoso ed ematopoiesi, presente solo in fonti animali.
- La carenza causa anemia megaloblastica e neuropatia. Fonti alimentari: carne, pesce, uova, latticini. I vegani devono integrare obbligatoriamente (1.000 mcg 2-3 volte/settimana o 25-100 mcg/die). Marker: B12 sierica, ma più sensibili sono omocisteina e acido metilmalonico.
- Ferro
- Minerale essenziale per emoglobina, mioglobina ed enzimi respiratori.
- Il ferro eme (animale) ha biodisponibilità 15-35%; il non-eme (vegetale) 5-10%. Fabbisogno: 10 mg (uomo), 18 mg (donna in età fertile), 27 mg (gravidanza). La vitamina C aumenta l'assorbimento; tè, caffè e calcio lo riducono. Marker: sideremia, ferritina, transferrina. Carenza = anemia sideropenica.
- Calcio
- Minerale principale del tessuto osseo, essenziale per contrazione muscolare e coagulazione.
- Fabbisogno adulto: 1.000 mg/die; postmenopausa e anziani 1.200 mg. Fonti: latticini, verdura a foglia, mandorle, tofu al solfato di calcio, acque calciche. Sinergia con vitamina D e vitamina K2 per fissazione ossea. Un'assunzione cronica < 800 mg è fattore di rischio per osteoporosi.
- Magnesio
- Minerale cofattore di oltre 300 enzimi, essenziale per muscoli, sistema nervoso e metabolismo energetico.
- Fabbisogno adulto: 300-420 mg/die. Fonti: verdura a foglia scura, semi, mandorle, cacao, legumi, cereali integrali. Sintomi di carenza: crampi, insonnia, aritmie, cefalea. Integrazione: bisglicinato o citrato (100-400 mg/die) meglio tollerati dell'ossido.
- Zinco
- Oligoelemento chiave per immunità, cicatrizzazione, sintesi proteica e fertilità maschile.
- Fabbisogno: 11 mg (uomo), 8 mg (donna). Fonti: carne rossa, ostriche, semi di zucca, legumi. I fitati dei cereali riducono l'assorbimento; la fermentazione e la germogliazione lo migliorano. Carenza subclinica frequente in vegani e anziani.
- Iodio
- Oligoelemento indispensabile per la sintesi degli ormoni tiroidei.
- Fabbisogno: 150 mcg/die (adulto), 220 mcg gravidanza, 290 mcg allattamento. Fonti principali: sale iodato, pesce, latticini, alghe (dose variabile). La carenza è la causa più comune al mondo di ipotiroidismo prevenibile; l'eccesso può indurre disfunzioni autoimmuni.
Metabolismo
- Metabolismo basale (BMR)
- Dispendio energetico a riposo per mantenere le funzioni vitali.
- Il BMR rappresenta il 60-70% del dispendio totale giornaliero. Dipende principalmente dalla massa magra, età, sesso e componente genetica. Formule di stima: Harris-Benedict, Mifflin-St Jeor. Valori tipici: 1.400-1.600 kcal (donna adulta), 1.600-1.900 kcal (uomo adulto). La calorimetria indiretta è il gold standard.
- TDEE (Total Daily Energy Expenditure)
- Dispendio energetico totale giornaliero: BMR + TEF + NEAT + EAT.
- Il TDEE è la somma di metabolismo basale, termogenesi da alimenti (10%), attività non sportiva (NEAT, 15-30%) ed esercizio strutturato (EAT, 5-10%). Per stimarlo si moltiplica il BMR per un fattore di attività (1,2 sedentario, 1,55 attivo, 1,9 atleta). È la base per calcolare fabbisogno di mantenimento, deficit e surplus.
- NEAT (Non-Exercise Activity Thermogenesis)
- Dispendio calorico dell'attività non sportiva quotidiana.
- Il NEAT include camminare, stare in piedi, gesticolare, fare le scale, cucinare. Può variare di oltre 1.500 kcal/die tra un sedentario estremo e una persona molto attiva. È il principale «regolatore invisibile» del peso corporeo. Aumentare i passi giornalieri (8.000-10.000) è la leva più efficace e sottostimata per gestire il peso.
- Termogenesi adattativa
- Riduzione del dispendio energetico oltre le aspettative in risposta a diete ipocaloriche protratte.
- In restrizione calorica cronica il TDEE si riduce di un 10-15% oltre quanto previsto per la sola perdita di peso. Coinvolge tiroide (T3), leptina, sistema nervoso simpatico e NEAT. È il meccanismo che rende il dimagrimento sempre più difficile e favorisce il recupero del peso (weight regain). Contromisura: diet break e reverse dieting.
- Indice glicemico (IG)
- Velocità con cui un alimento contenente 50 g di carboidrati alza la glicemia rispetto al glucosio.
- L'IG (0-100) classifica gli alimenti in basso (≤ 55), medio (56-69) e alto (≥ 70). Il carico glicemico (CG = IG × g CHO / 100) è più utile perché tiene conto della porzione reale. Utile in gestione di diabete, PCOS, insulino-resistenza. Meno rilevante per uno sportivo ben nutrito.
- Carico glicemico (CG)
- Risposta glicemica reale di una porzione di alimento (CG = IG × g carboidrati / 100).
- Il CG classifica un pasto o un alimento come basso (< 10), medio (11-19) o alto (≥ 20). Un alimento a IG alto ma consumato in piccole quantità (anguria) ha CG basso. Modificatori: fibre, grassi e proteine nel pasto abbassano il CG effettivo. Target giornaliero < 120 in profilassi metabolica.
- Chetosi
- Stato metabolico in cui il corpo produce corpi chetonici come fonte energetica alternativa al glucosio.
- Si raggiunge con apporto glucidico < 30-50 g/die per 3-7 giorni o con digiuno prolungato. I corpi chetonici (beta-idrossibutirrato, acetoacetato, acetone) diventano substrato principale per cervello e muscolo. Va distinta dalla chetoacidosi diabetica (patologica). Applicazioni: dieta chetogenica per obesità, epilessia farmaco-resistente, alcune patologie neurologiche.
- Deficit calorico
- Situazione in cui l'apporto calorico è inferiore al fabbisogno, condizione necessaria per dimagrire.
- Un deficit di 300-500 kcal/die permette una perdita di 0,4-0,6 kg/settimana di grasso, preservando massa magra. Deficit aggressivi (> 25% del TDEE) inducono termogenesi adattativa, perdita di massa magra e aumentano il rischio di recupero del peso. La qualità del cibo dentro il deficit determina fame, sazietà e aderenza.
- Surplus calorico
- Apporto calorico superiore al fabbisogno, necessario per aumento di massa muscolare.
- Un surplus di 200-400 kcal/die (10-15% sopra TDEE) favorisce ipertrofia con minimo aumento di grasso. Surplus > 800 kcal spesso comportano più grasso che muscolo. Va abbinato ad allenamento di forza strutturato e apporto proteico 1,6-2,2 g/kg. Monitoraggio settimanale con peso + circonferenze + foto.
- Flessibilità metabolica
- Capacità di alternare l'uso di glucosio e grassi come substrato energetico in base alla disponibilità.
- Un metabolismo flessibile utilizza glucosio dopo pasti ricchi di carboidrati e passa a ossidazione lipidica a digiuno o in attività prolungata. La perdita di flessibilità è precoce nell'insulino-resistenza e nella sindrome metabolica. Strategie per migliorarla: attività fisica regolare (soprattutto endurance a bassa intensità), sonno adeguato, alimentazione periodizzata, digiuno intermittente strutturato.
Composizione corporea
- Ipertrofia muscolare
- Aumento del volume delle fibre muscolari in risposta a sovraccarico e nutrizione adeguata.
- L'ipertrofia richiede tre elementi: sovraccarico progressivo (esercizio con resistenza), surplus calorico moderato (+200-400 kcal/die) e apporto proteico 1,6-2,2 g/kg. Volume settimanale ottimale: 10-20 serie efficaci per gruppo muscolare. Il sonno (7-9h) è la variabile più sottovalutata. Guadagno medio: 6-10 kg di massa magra nel primo anno di allenamento serio.
- Sarcopenia
- Perdita di massa e forza muscolare associata all'invecchiamento o alla malattia.
- Colpisce fino al 30% degli over-70. Cause: inattività, ridotto apporto proteico, resistenza anabolica, comorbidità. Diagnosi: DEXA per massa magra, handgrip test per forza. Contromisure: allenamento di forza 2-3 volte/settimana, proteine 1,0-1,2 g/kg/die (con leucina 2,5-3 g per pasto), vitamina D, HMB.
- Composizione corporea
- Rapporto tra massa magra (muscoli, ossa, acqua, organi) e massa grassa.
- Il peso da solo è un indicatore insufficiente: due persone di uguale peso possono avere composizione molto diversa. Metodi di valutazione: plicometria, bioimpedenza (BIA), DEXA (gold standard clinico), 4-compartments model. Range di massa grassa consigliati: 10-20% (uomo), 18-28% (donna).
- BMI (indice di massa corporea)
- Peso/altezza²: indice epidemiologico grossolano, non sostituisce la composizione corporea.
- BMI = peso (kg) / altezza² (m). Categorie OMS: < 18,5 sottopeso, 18,5-24,9 normopeso, 25-29,9 sovrappeso, ≥ 30 obesità. Utile su grandi popolazioni ma inadeguato per il singolo: un atleta con molta massa magra può risultare «sovrappeso», mentre un anziano sarcopenico può risultare normopeso.
- Circonferenza vita
- Marker semplice di grasso viscerale e rischio cardio-metabolico.
- Cut-off di rischio: > 94 cm (uomo), > 80 cm (donna). Oltre i valori di sindrome metabolica: > 102 cm (uomo), > 88 cm (donna). Correlata a insulino-resistenza, dislipidemia, ipertensione e steatosi epatica. Il rapporto vita/altezza < 0,5 è un indicatore rapido di salute metabolica.
Diete e protocolli
- Dieta chetogenica
- Protocollo con < 30-50 g/die di carboidrati e alto apporto di grassi, che induce chetosi.
- Ripartizione tipica: 70-75% grassi, 20-25% proteine, 5-10% carboidrati. Varianti: VLCKD (Very Low Calorie Ketogenic Diet, ospedaliera), LCHF, ciclica. Evidenze consolidate: obesità severa, sindrome metabolica, epilessia refrattaria. Controindicazioni: diabete tipo 1 senza supervisione, insufficienza renale, gravidanza. Va sempre monitorata da un professionista.
- Digiuno intermittente
- Schema alimentare con alternanza tra periodi di digiuno e finestre di alimentazione.
- Protocolli comuni: 16/8 (Time-Restricted Eating), 5:2, ADF (Alternate Day Fasting), OMAD. Benefici: sensibilità insulinica, marker infiammatori, semplicità gestionale. Non è magico: senza deficit calorico non fa dimagrire. Controindicato in gravidanza, disturbi alimentari, diabete tipo 1 senza supervisione.
- Dieta mediterranea
- Pattern alimentare basato su vegetali, olio EVO, pesce, legumi, con evidenze cardiovascolari solide.
- Modello alimentare patrimonio UNESCO, il più studiato al mondo. Studio PREDIMED: -30% eventi cardiovascolari maggiori in 5 anni. Riduce rischio di diabete, cancro colorettale, declino cognitivo. Punteggio di aderenza: MedDiet Score (0-14). Componenti chiave: verdura 3+/die, frutta 2/die, olio EVO 3-4 cucchiai, pesce 2-3/settimana, legumi 3-4/settimana, cereali integrali.
- VLCKD (Very Low Calorie Ketogenic Diet)
- Protocollo chetogenico ipocalorico (600-800 kcal) a scopo clinico per obesità severa.
- Struttura in 3 fasi: attiva (chetogenica ipocalorica con sostituti proteici), transizione, mantenimento. Perdita di peso 8-12 kg in 8 settimane con preservazione della massa magra. Va gestita da nutrizionista/medico con esperienza specifica. Utile in obesità severa, pre-bariatrica, sindrome metabolica avanzata. Controindicazioni assolute: diabete tipo 1, insufficienza renale/epatica severa, gravidanza.
- Reverse dieting
- Aumento graduale delle calorie dopo una dieta ipocalorica per riportare il metabolismo al mantenimento.
- Consiste in incrementi settimanali di 50-100 kcal per 6-12 settimane, monitorando peso e circonferenze. Serve a ridurre l'impatto della termogenesi adattativa, ristabilire ormoni tiroidei e leptina, migliorare fame e performance. Non «velocizza» il metabolismo, ma aiuta a mantenere il peso raggiunto.
Fisiologia
- Sensibilità insulinica
- Capacità delle cellule di rispondere all'insulina captando glucosio dal sangue.
- Una buona sensibilità insulinica permette basse concentrazioni di insulina per gestire il glucosio ematico. È migliorata da attività fisica (soprattutto forza), sonno adeguato, perdita di grasso viscerale, dieta ricca di fibre e omega-3. Marker: HOMA-IR (< 2,5 desiderabile), insulinemia a digiuno.
- Insulino-resistenza
- Ridotta risposta delle cellule all'insulina, che porta a iperinsulinemia e a rischio diabete.
- L'insulino-resistenza è la fase pre-clinica del diabete tipo 2 e componente centrale della sindrome metabolica e della PCOS. Fattori di rischio: obesità viscerale, sedentarietà, dieta ad alto CG, sonno insufficiente. HOMA-IR > 2,5 è indicativo. Interventi: attività fisica, riduzione grasso viscerale, dieta mediterranea, chetogenica strutturata, farmaci in casi selezionati.
- Microbiota intestinale
- Insieme di batteri, funghi e virus che popolano l'intestino, coinvolti in digestione, immunità e umore.
- Un microbiota diversificato è associato a salute metabolica, immunitaria e mentale. Nutrito da fibre solubili, polifenoli, cibi fermentati, amido resistente. Impoverito da ultra-processati, alcol, antibiotici, dolcificanti industriali. Il concetto di «asse intestino-cervello» spiega l'influenza sul sistema nervoso attraverso metaboliti (SCFA), neurotrasmettitori (serotonina) e nervo vago.
- Prebiotici
- Fibre non digeribili che nutrono selettivamente i batteri benefici dell'intestino.
- Principali prebiotici: inulina, FOS (frutto-oligosaccaridi), GOS (galatto-oligosaccaridi), beta-glucani. Fonti alimentari: cicoria, aglio, cipolla, porri, asparagi, banane verdi, avena, orzo. Dose efficace: 5-10 g/die. Effetti: aumento di Bifidobacterium e Lactobacillus, produzione di acidi grassi a catena corta (SCFA), miglioramento del transito.
- Probiotici
- Microrganismi vivi che, in quantità adeguata, apportano un beneficio salutare all'ospite.
- L'effetto è ceppo-specifico. Ceppi con evidenze: Lactobacillus rhamnosus GG (diarrea da antibiotici), Saccharomyces boulardii (diarrea del viaggiatore), Bifidobacterium longum (intestino irritabile). Dose efficace: 10⁹-10¹⁰ CFU/die. Da valutare per obiettivo clinico, non «un probiotico generico va bene per tutto».
- Postbiotici
- Metaboliti prodotti dai batteri intestinali con effetti sistemici sull'organismo.
- I più studiati sono gli acidi grassi a catena corta (SCFA): butirrato, acetato, propionato. Prodotti dalla fermentazione delle fibre. Il butirrato è la principale fonte energetica dei colonociti, rafforza la barriera intestinale, riduce infiammazione e migliora sensibilità insulinica. Alta produzione di SCFA correla con longevità e salute metabolica.
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